Di tutti i sintomi della malattia di Parkinson il tremore è quello che più di ogni altro rende visibili agli altri la patologia.
Sebbene non sia sempre presente è del tremore che più spesso il paziente si lamenta ed è il tremore il sintomo che peggio viene controllato dalla terapia.
Il tremore nel parkinsoniano viende definito tremore a riposo perché è più evidente quando la persona è ferma per scomparire del tutto, o quantomeno ridursi, nell’esecuzione dei movimenti volontari.
Anche il tremore inizia spesso da un solo lato del corpo, più frequentemente ad un arto superiore e anche quando compare all’altro lato per lungo tempo si riscontra una differenza tra i due arti.
Anche nelle fasi avanzate di malattia raramente è interessato il capo.
Alcune condizioni peggiorano il tremore.
Il nervosismo, la stanchezza fisica, intense emozioni sono tutti fattori che possono accentuarlo.
Il tremore da solo non è sufficiente per formulare la diagnosi di Parkinson ed il sintomo stesso assiste ad una sua evoluzione nel corso della malattia.
Dapprima aumenta e si estende e talora nelle fasi avanzate di malattia si riduce fino a scomparire del tutto.
Nemmeno del tremore si conosce l'esatta patogenesi tuttavia studi sperimentali indicano in una disfunzione del sistema nigro-striatale la principale ma non esclusiva causa del fenomeno.
La riduzione del tremore nelle fasi terminali della malattia, quando il deficit di dopamina è massimo, indica che sono interessati anche altri fattori.
La diagnosi differenziale di solito va posta con il cosiddetto tremore essenziale, condizione di tutt’altra natura, che di solito viene agevolmente diagnosticato per la presenza di tremore d’azione, per l’assenza di alterazioni del tono e per la buona risposta a farmaci quali i beta-bloccanti. |