Moto Perpetuo

Terapia

LA TERAPIA:

 

terapiaIl controllo dei sintomi viene realizzato con l’impiego di farmaci.
La terapia ottimale va costruita gradualmente, su misura per ogni singolo paziente.
Così come un sarto cuce l’abito sulle caratteristiche del suo cliente, cos’ il parkinsonologo sceglie il farmaco ideale, il corretto dosaggio e gli orari di somministrazione.

Il tutto tenendo presente che la terapia ideale è quella che più si avvicina alla cosiddettastimolazione dopaminergica continua.

Nella la malattia di Parkinson manca la dopamina, uno dei neurotrasmettitori che vengono utilizzati dalle cellule del cervello per comunicare tra di loro e, nel caso specifico del Parkinson, per regolare i movimenti volontari del corpo a livello della sustantia nigra mesencefalica, così definita per il suo colore scuro.
Tuttavia l’impiego dei farmaci non risolve i problemi della malattia di Parkinson.
I sintomi variano da persona a persona e nello stesso individuo in momenti differenti, la sensibilità al farmaco varia altrettanto ampiamente, numerosi fattori esterni ed interni influiscono sull’assorbimento delle medicine. Ciò in parte è rimediabile con aggiustamenti della terapia per i quali è fondamentale la collaborazione del paziente, anche utilizzando appositi diari che evidenzino l’andamento della malattia nel corso dei giorni.

Di fondamentale importanza è l’osservazione di ciò che avviene con dosi standard di farmaco nelle prime fasi della malattia. Ad esempio con il test alla levodopa o con il test all’apomorfina. Valutando il malato prima e dopo la somministrazione di queste sostanze si raccolgono notizie importanti sia circa la corretta diagnosi che circa la risposta alla terapia.

Né vanno trascurati gli effetti collaterali dei farmaci che, per comodità, potremo suddividere in effetti da basso dosaggio ed in effetti da elevato dosaggio. Spesso gli effetti collaterali sono potenziati dalla contemporanea somministrazione di più farmaci.

DOSI MINIME DI FARMACO
In caso di basso dosaggio semplicemente il farmaco non avrà effetto ed il paziente continuerà a presentare i sintomi della malattia di Parkinson: tremore, movimenti lenti, rigidità muscolare. Ancora alcuni lamentano difficoltà dell’equilibrio, del cammino oppure nel compiere un qualsiasi altro movimento, nel parlare e nel deglutire. Altri ancora dicono di avvertire un tremore interno o agitazione, di essere irritabili, di sentirsi deboli, di coordinare il pensiero in modo più lento del normale. In termini medici questo stato, legato a bassi livelli di farmaco viene definito “OFF”.

DOSI ELEVATE DI FARMACO
Ad elevato dosaggio l’effetto collaterale più frequente consiste nella comparsa di discinesie, movimenti muscolari involontari. Queste possono essere segmentali, limitate ad alcune parti del corpo (la mano, il braccio, il piede) o generalizzate a tutta la persona. Di solito non sono dolorose e ciò rende difficile la loro identificazione quando sono ancora di scarsa entità e durata. Lo studio approfondito delle loro caratteristiche ha portato a delle conclusioni: i movimenti involontari di solito coincidono con il momento della massima concentrazione plasmatici di levodopa che a sua volta esprime il momento di massima efficacia (discinesie di picco dose). Altre discinesie sono possibili al momento della fine dell’effetto del farmaco. E’ singolare notare che molti pazienti pur di essere liberi nei movimenti preferiscono avere delle discinesie piuttosto che restare bloccati.

Altri disturbi che spesso sono legati ad una dose eccessiva di farmaco sono quelli sul sonno con eccessiva sonnolenza diurna, disturbi comportamentali del sonno, incubi ed allucinazioni. In questi casi è obbligatoria la modifica del regime terapeutico da effettuare sotto il controllo del proprio specialista.