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Il Parkinson: Diagnosi > La Rigidita'

      LA RIGIDITA' NEL PARKINSON.

COSA SI INTENDE PER RIGIDITA':

Di tutti i sintomi presenti la rigidità è quello che più compromette i movimenti.
In condizioni normali tutti i muscoli hanno un loro “tono”, siano essi rilassati che in azione.
In pratica il sistema nervoso invia di continuo degli impulsi che mantengono una contrazione muscolare minima.
Di solito la contrazione è coordinata e vede la contrapposizione di muscoli agonisti ed antagonisti.
Nella Malattia di Parkinson questa caratteristica viene persa, il tono aumento e si osserva la contrazione contemporanea sia dei muscoli flessori che estensori.
La valutazione del fenomeno avviene nel corso della visita medica e richiede la massima collaborazione del paziente che deve mantenersi rilassato e non opporre resistenza per evitare errori di valutazione.
Quando il neurologo esamina un paziente con rigidità sente una resistenza al movimento passivo per tutto l’arco del movimento.
Talora percepisce come degli scatti ripetuti ad intervalli regolari (fenomeno della ruota dentata o troclea).
Il malato a sua volta spesso riferisce che ha dolore, soprattutto notturno, soprattutto in quei distretti muscolari che maggiormente sono interessati dal fenomeno.
I muscoli stessi si possono presentare duri e di consistenza aumentata e talora il paziente mantiene a lungo la posizione che gli è stata fatta assumere passivamente.  
Non tutti i distretti muscolari vengono colpiti in eguale misura.
Spesso all’esordio la rigidità è asimmetrica , di un solo lato del corpo, e questo è un elemento caratteristico della malattia di Parkinson.
E ancora si ha un maggiore interessamento dei distretti prossimali, vale a dire quelli più vicini al tronco, come l’articolazione scapolo-omerale o il cingolo pelvico.
E’ questo il motivo principale per cui spesso i pazienti parkinsoniani vengono visti da un ortopedico prima che dal neurologo.
Con il tempo la rigidità si estende anche alle parti distali ai muscoli del tronco e del collo.
In questa fase il paziente assume la classica postura in anteroflessione del tronco, definita anche camptocormia o atteggiamento del portiere in attesa di parare.   
Ancora non si sa molto sulla patogenesi della rigidità, per certo è stata descritta una correlazione positiva con la carenza di dopamina striatale e un miglioramento con il trattamento dopaminergico (cosa che non avviene per la bradicinesia).

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