luca
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Negare speranza è la più grande violazione etica c
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INTERVISTA A ELENA CATTANEO
I risultati scientifici non si ottengono per decreto
“In Italia è difficile lavorare”,così la direttrice del laboratorio di cellule staminali dell’università di Milano
Tanto lavoro fatto sulle staminali per arrivare a una conclusione difficile da accettare: “non sappiamo ancora quanto potrà essere benefica la terapia cellulare”. Per la direttrice del Laboratorio Cellule staminali dell’università di Milano,Elena Cattaneo non è certamente un motivo per scoraggiarsi: “una cosa che abbiamo imparato è che “ci troviamo in un terreno aperto, nel quale non possiamo perderci nessuna possibilità, un terreno di conoscenza”.
Che cosa è cambiato dagli anni in cui Luca Coscioni decise di sottoporsi ad una sperimentazione basata sulle cellule staminali?
Malattie come la Sclerosi Lateriale Amiotrofica e la Sclerosi Multipla sono molto complesse. Tanto che non sono state ancora individuate le cellule staminali utili dal punto di vista terapeutico. Per la Sclerosi Multipla sono interessanti i risultati che sta ottenendo il gruppo di Gianvito Martino, del San Raffaele di Milano. I suoi esperimenti hanno dimostrato che prendendo le staminali da feti umani abortiti, espandendole un po’ e trapiantandole nel topo, queste rilasciano fattori anti-infiammatori che portano a un miglioramento. Recentemente i test sono stati ripetuti con successo nelle scimmie.
Un risultato importante, ma non ancora una terapia.
Nella ricerca accade spesso di partire con un’idea e che poi salti fuori un altro meccanismo interessante. In pratica nei test sulla Sclerosi Multipla le staminali agiscono come una mini pompa biologica. Certamente questo non vuol dire avere una cura. È un meccanismo che agisce sull’infiammazione, ma è comunque una strada da perseguire.
Qual è oggi l’obiettivo della ricerca sulle cellule staminali?
Utilizzare tutte le possibilità offerte da queste cellule per capire come si formano i tessuti e comprendere i meccanismi all’origine di molte malattie. Un altro obiettivo molto importante è utilizzare le cellule staminali e tutte le conoscenze relative al loro comportamento per riparare sostituite le cellule danneggiate da malattie, come l’infarto del miocardio, il Parkinson, la corea di Huntington. Per esempio, ad oggi nel mondo sono 300- 400 pazienti con il Parkinson nei quali sono state trapiantate cellule prelevate da feti abortiti, perciò non staminali. Solo in pochi casi i pazienti hanno avuto benefici significative le prime autopsie eseguite sui pazienti nel frattempo deceduti hanno mostrato che le cellule trapiantate ci sono ancora e che, in alcuni casi, sono state colpite dalla malattia. Benefici transitori ci sono stati anche per i sei pazienti con la corea di Huntington che hanno avuto il trapianto nel 2000. Gli effetti positivi sono durati fino al 2006.
È un bilancio difficile.
Esperienze come queste sono da considerare prove di concetto: si considera se il trapianto di cellule con caratteristiche ottimali possa dare un beneficio maggiore rispetto a quello offerto dalle terapie già disponibili. È evidente, per esempio, nel caso della corea di Huntington, una malattia per la quale non esistono farmaci.
Che cosa c’è ancora da capire e da conoscere sulle staminali?
Bisogna partire dalla loro biologia e campire come isolare solo quelle necessarie. Finora è stato fatto tanto lavoro sperimentale e abbiano definito la strada, ma è una strada tutta da costruire. Per quanto riguarda il cervello il lavoro da fare è molto difficile perché si deve capire come le cellule trapiantate andranno a integrarsi in un cervello malato. Oggi la battaglia scientifica è trovare la staminale che sia funzionale agli scopi relativi a una particolare malattia. È un terreno aperto, nel quale non possiamo perderci nessuna possibilità.
Che cosa significa accettare questa sfida per un ricercatore che lavora in Italia, dove la ricerca sulle staminali embrionali non è consentita?
Si può lavorare in questo campo solo nell’ambito di network internazionali. Un esempio è il programma europeo Neuro Stem Cell, finanziato con 12 milioni e diretto da me. Il nostro obiettivo è identificare e valutare l’efficacia delle cellule staminali in parallelo. Si considerano cioè, e si confrontano, staminali adulte, embrionali e riprogrammate per produrre strategie riparative per il Parkinson e la corea di Huntington.
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