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       IL PARKINSON, DIAGNOSI, TERAPIA e FARMACI.

IN BREVE:
La Malattia di Parkinson è il più frequente Disturbo del Movimento, con una prevalenza di 4 abitanti ogni mille ed un’incidenza di circa venti individui per anno ogni centomila abitanti.
Si stima che in Italia siano circa 250.000 le persone colpite dalla malattia.
Le cause della malattia per buona parte sono ancora poco note e si ritiene che siano molteplici i fattori che possono provocarla ivi comprese alcune rare forme genetiche mendeliane (α-synucleina, parkina, DJ-1, Pink-1).  
Allo stato attuale l’ipotesi più accreditata è che la malattia dipenda da un’interazione complessa di vari fattori, sia genetici che ambientali.  
La diagnosi della Malattia di Parkinson è soprattutto clinica e viene posta in presenza di sintomi e segni motori quali il tremore, la rigidità, la bradicinesia, variamente combinati tra di loro. La presenza di questi sintomi in altre malattie quali i parkinsonismi atipici o secondari richiede l’accurata formulazione diagnostica preliminare.  
La terapia è principalmente di tipo farmacologico e prevede l’utilizzo della levodopa e/o dei dopaminoagonisti, farmaci che pur non modificando la malattia riescono a controllarne a lungo i sintomi.  
Anche la chirurgia riesce ad aiutare un numero selezionato e ristretto di pazienti per mezzo della stimolazione cerebrale profonda (DBS), procedura con la quale un ago elettrodo viene impiantato in profondità nel cervello e collegato ad uno stimolatore che viene posizionato sottocute. 
 

ANALIZZIAMO NELLO SPECIFICO:

 
LA DIAGNOSI: I sintomi del Parkinson

Anche se i sintomi principali sono essenzialmente tre, è possibile trovare un discreto numero di diverse modalità di presentazione della malattia. Per tale motivo sono stati definiti dei criteri per la formulazione della diagnosi.
I sintomi principali  sono:

Per formulare la diagnosi di malattia di Parkinson devono essere presenti almeno due dei suddetti sintomi.
Il problema principale di questi sintomi consiste nella difficoltà nei cosiddetti atti della vita quotidiana, quali l’igiene personale, il prepararsi da mangiare e l’atto del mangiare, l’abbigliamento personale, il camminare, il sedersi e rialzarsi, l’andare a letto, etc.. 
Nelle fasi più avanzate della malattia possono comparire difficoltà nel mantenimento della postura eretta e dell'equilibrio. Quando questo disturbo compare precocemente nel corso della malattia va rivista la diagnosi in quanto potrebbe trattarsi di un parkinsonismo.

Sono ancora possibili, sebbene non obbligatori, altri sintomi che spesso compaiono nelle fasi avanzate della malattia:

Un aspetto peculiare della malattia è dato dalle fluttuazioni dei sintomi. Un giorno il malato sta bene un altro è bloccato. A volte è possibile osservare queste variazioni nel corso di un solo giorno.
Abbastanza tipico è vedere persone che la mattina stanno talmente bene che possono uscire di casa e compiere anche lavori manuali ed il pomeriggio sono bloccati, confinati alla poltrona se non al letto.
Questa caratteristica non va trascurata perché spesso è causa di incomprensioni e di discussioni nell’ambito familiare perché, succede anche questo, a volta viene detto loro che “lo fanno apposta”.

Nemmeno vanno trascurati le problematiche inerenti la comunicazione.
Spesso limitata a causa degli effetti su linguaggio, scrittura, espressione facciale e linguaggio corporeo è responsabile dell’impressione sbagliata di persone difficili, sorde, intossicate o poco intelligenti.
Da un lato loro non riescono ad esprimersi in maniera comprensibile, dall’altro chi li assiste ha difficoltà a comprenderli e ciò contribuisce a realizzare un circolo vizioso di malintesi, ritiro in se stessi e riduzione dei rapporti sociali.

 
LA TERAPIA:

Il controllo dei sintomi viene realizzato con l’impiego di farmaci.
La terapia ottimale va costruita gradualmente, su misura per ogni singolo paziente.
Così come un sarto cuce l’abito sulle caratteristiche del suo cliente, cos’ il parkinsonologo sceglie il farmaco ideale, il corretto dosaggio e gli orari di somministrazione.

terapia parkinson

Il tutto tenendo presente che la terapia ideale è quella che più si avvicina alla cosiddetta stimolazione dopaminergica continua.

Nella la malattia di Parkinson manca la dopamina, uno dei neurotrasmettitori che vengono utilizzati dalle cellule del cervello per comunicare tra di loro e, nel caso specifico del Parkinson, per regolare i movimenti volontari del corpo a livello della sustantia nigra mesencefalica, così definita per il suo colore scuro.
Tuttavia l’impiego dei farmaci non risolve i problemi della malattia di Parkinson.
I sintomi variano da persona a persona e nello stesso individuo in momenti differenti, la sensibilità al farmaco varia altrettanto ampiamente, numerosi fattori esterni ed interni influiscono sull’assorbimento delle medicine.
Ciò in parte è rimediabile con aggiustamenti della terapia per i quali è fondamentale la collaborazione del paziente, anche utilizzando appositi diari che evidenzino l’andamento della malattia nel corso dei giorni.

Di fondamentale importanza è l’osservazione di ciò che avviene con dosi standard di farmaco nelle prime fasi della malattia.
Ad esempio con il test alla levodopa o con il test all’apomorfina.
Valutando il malato prima e dopo la somministrazione di queste sostanze si raccolgono notizie importanti sia circa la corretta diagnosi che circa la risposta alla terapia. 
Né vanno trascurati gli effetti collaterali dei farmaci che, per comodità, potremo suddividere in effetti da basso dosaggio ed in effetti da elevato dosaggio.
Spesso gli effetti collaterali sono potenziati dalla contemporanea somministrazione di più farmaci.



DOSI MINIME DI FARMACO
In caso di basso dosaggio semplicemente il farmaco non avrà effetto ed il paziente continuerà a presentare i sintomi della malattia di Parkinson: tremore, movimenti lenti, rigidità muscolare.
Ancora alcuni lamentano difficoltà dell'equilibrio, del cammino oppure nel compiere un qualsiasi altro movimento, nel parlare e nel deglutire.
Altri ancora dicono di avvertire un tremore interno o agitazione, di essere irritabili, di sentirsi deboli, di coordinare il pensiero in modo più lento del normale.  
In termini medici questo stato, legato a bassi livelli di farmaco viene definito "OFF".

DOSI ELEVATE DI FARMACO
Ad elevato dosaggio l'effetto collaterale più frequente consiste nella comparsa di discinesie, movimenti muscolari involontari.  
Queste possono essere segmentali, limitate ad alcune parti del corpo (la mano, il braccio, il piede) o generalizzate a tutta la persona.  
Di solito non sono dolorose e ciò rende difficile la loro identificazione quando sono ancora di scarsa entità e durata.

Lo studio approfondito delle loro caratteristiche ha portato a delle conclusioni: i movimenti involontari di solito coincidono con il momento della massima concentrazione plasmatici di levodopa che a sua volta esprime il momento di massima efficacia (discinesie di picco dose). Altre discinesie sono possibili al momento della fine dell’effetto del farmaco. 
E’ singolare notare che molti pazienti pur di essere liberi nei movimenti preferiscono avere delle discinesie piuttosto che restare bloccati.

Altri disturbi che spesso sono legati ad una dose eccessiva di farmaco sono quelli sul sonno con eccessiva sonnolenza diurna, disturbi comportamentali del sonno, incubi ed allucinazioni. In questi casi è obbligatoria la modifica del regime terapeutico da effettuare sotto il controllo del proprio specialista.

 
I FARMACI :

Il repertorio farmacologico attualmente disponibile è vario ed articolato.
Alla levodopa si sono aggiunti numerosi altri prodotti con parallelo incremento della complessità della prescrizione farmacologica.
Allo stato attuale i farmaci più significativi sono la levodopa, in tutte le sue formulazione, e i dopamino agonisti.  
Di seguito vengono esposti i farmaci in uso nella malattia di Parkinson:

  • LEVODOPA 
    solitamente in associazione ad inibitore delle decarbossilasi (carbidopa nel Sinemet e benserazide nel Madopar), spesso associata ad entacapone (Stalevo quando in unica compressa, Comtan quando in aggiunta alla dose di levodopa) o al tolcapone (Tasmar); simili alla levodopa sono la melevodopa (Sirio) e la L-Dopa metil cloridrato (Levomet). Quando somministrata direttamente nel duodeno il farmaco si chiama Duodopa
  • AGONISTI DELLA DOPAMINA 
    ropinirolo, pergolide, pramipexolo, cabergolina
  • AMANTADINA
  • ANTICOLINERGICI
  • INIBITORE DELLE MAO-B 
    (selegilina e rasagilina)
 
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