Anche quando non si verificano eventi così “catastrofici” l’ipotensione ortostatica si accompagna a sintomi legati al ridotto apporto ematico al cervello con capogiro, instabilità sulle gambe, malessere generale.
Inoltre la presenza di ipotensione ortostatica nelle fasi precoci della malattia di Parkinson indica una compromissione del sistema nervoso autonomo che può far pensare ad un parkinsonismo (spesso l’atrofia multisistemica), piuttosto che alla Malattia di Parkinson.
La diagnosi di ipotensione ortostatica è abbastanza agevole.
Quando si sospetta tale problema la pressione andrebbe valutata con il paziente a riposo da almeno mezz’ora, disteso (posizione clinostatica).
Si annotano i valori della pressione e si fa alzare rapidamente in piedi il soggetto misurandone di nuovo la pressione ad intervalli ravvicinati.
Normalmente la pressione ha una lieve variazione e in pochi secondi, al massimo un minuto, torna nei valori precedenti.
Quando la pressione scende “troppo” e impiega molto tempo per tornare ai valori precedenti ci troviamo di fronte alla ipotensione ortostatica.
Naturalmente in questi casi sono possibili anche eventi quali le cadute o la sincope per cui si presterà sempre cura ad evitare di provocarle.
Un valido aiuto al medico lo può dare anche il paziente stesso.
Quale momento migliore della mattina al risveglio? Il paziente ha riposato, non ha ancora assunto farmaci che possono interferire con i meccanismo di regolazione della pressione.
In molte case c’è un apparecchio della pressione.
Può essere pertanto utile procedere come descritto prima e comunicare i risultati al proprio medico.
Ovviamente bisogna prestare cautela in quelle persone che già hanno dei sintomi suggestivi della malattia.
Una volta individuata la condizione va approfondita la causa e per questo è fondamentale il contributo del cardiologo che prescriverà tutte quelle indagini utili a definirne meglio la diagnosi.
Nella malattia di Parkinson la presenza di ipotensione ortostatica contribuisce a menomare le funzioni del paziente ed è frequente il riscontro di malessere continuo e di difficile soluzione, in particolar modo nei periodi caldi.
Per questo la persona ipotesa dovrebbe adottare alcune semplici misure tipo assicurare un adeguato apporto di liquidi e di sali minerali.
Non basta bere un litro e mezzo o due di acqua.
L’acqua deve contenere un giusto apporto di sali minerali e soprattutto di sodio.
L’ipoteso deve ricordare che l’acqua oligominerale peggiora i suoi sintomi e perciò deve fare attenzione ad utilizzare acque con un residuo fisso di almeno 400-500 mg.
A volte è necessario aumentare l’apporto di sale da cucina.
In casi particolarmente resistenti è il medico che deve intervenire.
I rimedi proposti sono l’utilizzo di calze elastiche, la midodrina, il fluoridrocortisone.
Abbiamo visto come il momento della variazione posturale sia critico e fautore di cadute o sincopi.
Pertanto particolare cura sarà prestata nell’alzarsi dal letto.
Mai bruscamente.
Prima sedersi in mezzo al letto.
Attendere qualche istante e poi sedersi sulla sponda del letto, i piedi al pavimento, le braccia ai lati del corpo per evitare oscillazioni.
Attendre ancora qualche istante e lentamente mettersi in piedi.
Respirare regolarmente e profondamente ed iniziare a camminare.
E ancora evitare il caldo umido, evitare pasti abbondanti, mai alzarsi bruscamente dopo il pranzo ma attendere prima qualche minuto da seduti.
Evitare ingestione di alcool che può dare vasodilatazione e quindi favorire un ridotto afflusso di sangue al cervello. |