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Glimepiride: un antidiabetico contro l’Alzheimer

Da tempo viene sostenuto che la malattia di Alzheimer possa essere ritenuta una forma di diabete. Molte e complesse le argomentazioni, che verranno di volta in volta trattate in altri post. Tuttavia cominciano ad essere consistenti anche evidenze scientifiche circa la possibilità di un trattamento della malattia proprio con i farmaci utilizzati nel diabete mellito. Un articolo pubblicato su Neurochemical Research (link)  ha valutato i risultati dell’utilizzo del glimepiride, antidiabetico orale utilizzato anche in Italia (Amaryl). Il presupposto dei ricercatori è stato il dato, visto in precedenti lavori, che i farmaci anti-diabetici orali tiazolidinedioni, agonisti del recettore γ attivato proliferazione dei perossisomi (PPAR) utilizzati in pazienti affetti da diabete di tipo 2 mostravano un miglioramento della memoria e delle funzioni cognitive. Tuttavia mancavano dati circa la comprensione del meccanismo di base. Lo studio pubblicato è stato condotto al fine di verificare se la glimepiride, un farmaco antidiabetico orale che è agonista PPAR,  poteva inibire l’attività dell’enzima acetilcolinesterasi (AChE), attività nota quale caratteristica dei farmaci inibitori delle AChE, che allo stato attuale costituiscono la principale strategia terapeutica per la malattia di Alzheimer. In effetti la glimepiride ha mostrato una attività inibitoria dose dipendente nei confronti dell’enzima AChE con un valore IC50 di 235 micron. L’analisi cinetica ha mostrato una inibizione competitiva, che è stata verificata con ulteriori studi in vitro. E’ stato osservato che la glimepiride interagisce con l’enzima AChE a livello dello stesso locus del substrato  ioduro di acetilcolina (Achi). È anche interessante notare che i residui di amminoacidi Q71, Y72, V73, D74, W86, N87, Y124, S125, W286, F295, F297, Y337, F338 e Y341 dell’AChE sono risultati essere in comune nell’interazione glimepiride AChE così come nell’interazione Achi-AChE. Gli autori dello studio concludono che i dati computazionali e cinetici evidenziano come la glimepiride e gli altri derivati tiazolidinedioni  potrebbero costituire la base di una futura duplice terapia contro i disturbi neurologici associati al diabete.

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