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Donne e Alzheimer: 8 marzo anche per malati e caregiver

Nella giornata dedicata alle donne ci sembra opportuno sottolineare alcuni aspetti relativi alle demenze di non trascurabile importanza.
Un dato oramai consolidato nell’Alzheimer è che colpisce soprattutto le donne. Almeno i due terzi degli ammalati appartengono al gentil sesso. Molti i motivi, alcuni in parte ancor poco noti. Certo le donne vivono più a lungo ed essendo le demenze collegate all’età è più probabile che si ammalino in misura maggiore. Ma questo da solo non basta a spiegare la maggiore prevalenza.
Probabilmente deve esserci un meccanismo patogenetico specifico. Alcuni (link) ritengono che dipenda dai mitocondri. In particolare è stato osservato che i mitocondri delle giovani donne sono protetti contro la tossicità da beta-amiloide, generano specie di ossigeno meno reattive e rilasciano segnali meno apoptogenici di quelli maschili. Tuttavia, tutto questo vantaggio si perde nei mitocondri delle donne anziane. Non è dato di sapere quale sia il meccanismo che determina questa trasformazione in senso patologico. Probabilmente fattori ormonali legati al ciclo mestruale, con la scomparsa del quale si perde il vantaggio. È altresì noto che i composti estrogenici proteggono contro la tossicità mitocondriale della beta-amiloide. Quindi, se l’azione estrogenica può essere importante nel proteggere le cellule dalla tossicità della beta-amiloide, un possibile trattamento o strategia di prevenzione per l’Alzheimer dovrebbe essere rappresentato dalla sua somministrazione. Purtroppo, fino ad oggi, gli studi clinici con Ginkgo biloba e altre terapie estrogeniche non hanno avuto il successo atteso nel trattamento dell’Alzheimer.
Un altro possibile fattore di rischio (link) è l’essere portatori dell’ApoE4. In tale condizione il rischio di sviluppare Alzheimer aumenta in maniera sensibile nelle donne rispetto agli uomini.
Ma l’Alzheimer al femminile assume importanza anche per altri aspetti. I due terzi dei caregiver formali sono donne con tutte le implicazioni che questo comporta: assenze prolungate dal lavoro, che spesso viene perso, sovraccarico fisico e mentale per i tempi di assistenza, perdita del sistema di rapporti sociali.

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